Audizione di rappresentanti di ANCITEL SpA.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui rapporti tra il sistema di gestione dell'anagrafe tributaria e le amministrazioni locali, l'audizione dei rappresentanti di ANCITEL SpA.
Avverto che sono presenti il dottor Gilberto Ricci, vicepresidente dell'ANCITEL, il dottor Ennio Dina, direttore della direzione tributi del comune di Genova e consulente ANCITEL e il dottor Fabrizio Fazioli, dell'ufficio finanza locale dell'ANCITEL.
Comunico, altresì, che il presidente dell'ANCITEL, impossibilitato ad intervenire, mi ha incaricato di presentare le sue scuse alla Commissione ed ha invitato i componenti della stessa ad una sopralluogo presso l'ANCITEL per conoscere in modo approfondito l'attività che la società svolge.
Nel ringraziare i nostri ospiti per aver accolto l'invito della Commissione, do quindi loro la parola.

GILBERTO RICCI, Vicepresidente ANCITEL. Desidero sottolineare che in precedenza in questa aula ci sono stato ben cinque volte quando ero amministratore di Sogei nella fase di realizzazione del fisco telematico, mentre oggi lavoro a supporto delle autonomie locali e dei comuni nell'ambito di un rapporto di collaborazione con Telecom che è una azionista di ANCITEL.
Più volte abbiamo fatto delle analisi sulle problematiche che riguardano i comuni e rilevato che il problema principale è sempre riconducibile alla tensione finanziaria, alla riduzione delle entrate, alla diminuzione dei trasferimenti da parte delle amministrazioni centrali e, quindi, alla ricerca costante di incremento delle entrate che si può ottenere o aumentando le imposte, oppure cercando di razionalizzare i flussi e i processi o recuperando evasione ed elusione all'interno dello schema attuale.
L'imposta principale dei comuni è l'ICI che ha presentato delle problematiche di gestione fin dalla sua creazione sia nei fondamenti dell'impianto delle anagrafi dovute alle dichiarazioni ICI, sia nella gestione successiva che non è stata fatta utilizzando le informazioni strutturali del catasto e gli strumenti dell'anagrafe tributaria. Ho affrontato questo problema della gestione delle entrate perché ritengo che il tema riguarda in modo specifico i rapporti tra l'anagrafe tributaria e i comuni ho dovuto toccare questo tema.
Più volte, in diversi interventi, ho fatto presente che i dati dell'anagrafe tributaria, del catasto, del Ministero delle politiche agricole e del Ministero dell'ambiente da soli, se messi a disposizione presso una qualsiasi postazione di un comune, risolverebbero il 60-70 per cento delle esigenze informative del comune medesimo; diverso, invece, è il sistema di gestione da adottare per l'aumento delle entrate, e per la revisione della base imponibile. Nell'ultimo intervento fatto a Genova nei primi di novembre il presidente Domenici, appena riconfermato presidente dell'ANCI, ha ribadito che il decentramento del catasto è un problema da affrontare con urgenza.
La prima legge riguardante il decentramento del catasto risale al 1993, poi però ci sono state numerose proroghe e, l'ultima di queste, fatta dal ministro Tremonti scade nel febbraio 2006; penso, quindi, che bisognerebbe essere pronti per quella data. In alcuni comuni si sono fatte delle sperimentazioni che hanno dimostrato che i comuni sono in grado di gestire il catasto; quindi, questo è possibile perché alcune realtà lo stanno facendo ed altre lo hanno già fatto e chi sta testando queste soluzioni può creare dei flussi di ritorno positivi per il catasto stesso perché è in grado di aggiornare i dati. Una volta disponibile il catasto, il sistema di gestione dell'ICI si risolve mandando il bollettino di pagamento direttamente al contribuente, eliminando sovracosti e parassitismi, ma soprattutto evitando errori ai contribuenti, in particolare a quelli che non hanno la residenza in quel comune e che, spesso, hanno difficoltà nell'individuare le variazioni delle aliquote che si producono nel tempo; a ciò, quindi, si può ovviare inviando al contribuente, attraverso un archivio strutturato, una informativa e gli importi già predeterminati che gli permettano di pagare correttamente l'imposta.
Per risolvere, invece, il problema dell'elusione, l'unica strada percorribile è il ridisegno e la ristrutturazione delle rendite già avviato, in qualche modo, dalla finanziaria di quest'anno. Lo strumento tecnologico che consente ad un comune di operare su basi informative catastali esiste; quindi, si tratta di decidere se questo decentramento si può fare o meno.
Con l'accesso agli archivi dell'anagrafe tributaria riguardanti i cittadini e la loro posizione reddituale ho sempre sostenuto che il comune può realizzare una politica fiscale comunale autonoma, ottenendo le informazioni reddituali dei cittadini residenti in quel comune. In questo modo si potrebbero ridisegnare le fasce dei contribuenti e si genererebbe anche la possibilità di un gettito maggiore, andando ad incidere sulla platea dei contribuenti a reddito più elevato. Tutto questo, però, si fa disponendo dei dati, facendo delle simulazioni, valutando le opportunità e segmentando la platea contributiva.
Dal punto di vista tecnologico gli archivi dell'anagrafe tributaria sono i più strutturati nel sistema italiano. Ogni volta che, come anagrafe tributaria, noi provavamo ad entrare negli archivi di altre amministrazioni (come, per esempio, presso gli istituti di Previdenza), incontravamo molte difficoltà mentre tutti riuscivano ad interrogare i dati dell'anagrafe tributaria e questo perché gli archivi erano già strutturati rispetto alle interrogazioni dall'esterno grazie a specifiche soluzioni per l'accesso e per la sicurezza e via dicendo.
Quindi, da questo punto di vista, se si decide che un comune dovrà consultare informazioni dell'anagrafe tributaria o del catasto, tecnicamente, non c'è alcun problema. È chiaro, però, che bisognerà stabilire quali parti potranno essere interrogate e quali no, perché magari sottoposte ad altri criteri o protezioni.
Per quanto riguarda il fisco telematico, questo è un paradigma: è stata una delle più grandi realizzazioni del paese. Pensate che oggi tutti realizzano sistemi in rete ma quando lo prevedemmo noi era il 1998 e, a quel tempo, di sistemi in rete, telematici, se ne parlava solo in prospettiva. Fu quindi una grandissima scommessa, che riuscimmo a vincere, nel realizzare tale sistema, con ciò suscitando interesse tecnologico in tutto il mondo. Ora, tale paradigma consentirebbe di effettuare le riscossioni (magari attraverso interfacce tecnologiche studiate per il centro che potrebbero poi essere ricondotte in periferia) ma il problema consiste nel come ciò può essere fatto.
Noi siamo i rappresentanti dell'ANCITEL. Tale ente ha una sua storia, nascendo sull'idea di consentire ai funzionari e agli impiegati comunali di interrogare archivi di dati per avere alcune informazioni. Quindi, si parte dal principio di un sistema one way per cui chi interroga, ottiene. Si possono richiedere misure, valori, coefficienti pro capite per molti fenomeni del comune. Fra l'altro, si tratta di banche dati che sono andate arricchendosi nel tempo anche se alcune sono più aggiornate rispetto ad altre. Comunque è un processo in continua evoluzione. Il sistema, però, andrebbe perfettamente integrato. Andrebbe costruito un disegno di tale sistema integrato. Ho parlato anche con il ministro Stanca tre o quattro volte all'inizio della legislatura di integrazione tecnologica ma su questa linea non si è arrivati a costruire sistemi di government integrati.
Alla fine di questo processo, comunque, che prima o poi si concretizzerà, il comune sarà l'unico vero front office per i servizi al cittadino; a questi, peraltro, non interessa sapere se dietro tutto questo processo vi siano altre reti che magari entrano nella banca dati dell'anagrafe tributaria o vanno ad interrogare quella del Ministero delle politiche agricole o simili, basta che possa svolgere operazioni attraverso il posto pubblico a lui più vicino.
L'ANCITEL è allora una struttura che potrebbe ottenere informazioni dal centro, magari anche preelaborate (in questo caso, potrebbe essere la Sogei a svolgere alcune funzioni). Ad un certo punto, la funzione centrale dovrà fermarsi e partire quella periferica. La funzione periferica, che alla fine del processo costituirà il front office dei comuni verso i cittadini, sarà oggetto di intervento dell'ANCI e dell'ANCITEL, che costituisce la struttura tecnologica nell'ambito del sistema dei comuni.
Tendenzialmente, quindi, il problema non è se collegarsi o meno a SogeiIT o a Sogei direttamente. Intanto, il rapporto diretto tra le istituzioni va creato fra ANCI e Agenzia delle entrate, Agenzia del territorio e Ministero dell'economia. Poi, la soluzione tecnologica è un problema a latere. Sottolineo, però, che esistono banche dati straordinariamente ricche, come quelle dell'anagrafe tributaria o del Ministero delle politiche agricole. In proposito, ricordo che proprio nella banca dati del Ministero delle politiche agricole è contenuta l'informazione georeferenziale delle infrastrutture, di tutti gli incendi boschivi, di tutte le discariche abusive rilevate e comunicate dal Corpo forestale dello Stato. Ci sarebbero, insomma, tutte le informazioni territoriali per una corretta opera di pianificazione sul territorio, cioè il sindaco e i servizi tecnici del comune disporrebbero di informazioni utili per tracciare una mappatura completa del territorio, in una sintesi da cui capire la situazione per le attività di pianificazione e di gestione.
Il Ministero dell'ambiente - mi preme sottolinearlo - ha georeferenziato tutti i rischi idrogeologici ed elettromagnetici del paese. Ebbene, quando si compra un appartamento, il notaio va a controllare, attraverso la visura, se c'è un'ipoteca: personalmente, preferirei che mi venisse detto se c'è o meno un rischio idrogeologico o un rischio elettromagnetico. Si tratterebbe di informazioni assolutamente disponibili. Basterebbe semplicemente mettere a disposizione dei sindaci, attraverso la struttura tecnologica, tale possibilità.
L'ANCITEL se necessario potrà essere rinforzata. Tale azienda è in trasformazione, sta crescendo, svolgendo interventi e compiendo una serie di servizi interessanti che sarebbe utile conoscere. A questo fine, abbiamo predisposto un vademecum con i tutti servizi disponibili. È un volumetto nel quale sono riportati, per ogni comune, competenze e materie di spettanza del sindaco e della giunta e delle diverse strutture con i relativi servizi che l'ANCITEL, non per tutti ma per gran parte di essi, può fornire. Tale elencazione riguarda, quindi, la tipologia dei servizi offerti, dalle interrogazioni alla documentazione richiesta e via dicendo. Se, per esempio, un sindaco deve procedere ad una delibera su una particolare materia, può avvalersi di circa mille schemi di riferimento di delibere a disposizione al fine di operare con maggiore velocità in merito ad alcune tematiche, magari innovative su cui non ci si era mai ancora espressi.

ENNIO DINA, Direttore della direzione tributi del comune di Genova e consulente ANCITEL. Vorrei semplicemente ribadire alcuni problemi di fondo. Innanzitutto, vi è un problema inerente alla disponibilità dei dati, alla loro acquisizione ed elaborazione. A parte, poi, c'è il problema riguardante i codici fiscali. Sul nodo tecnologico e sulle modalità di elaborazione di questi dati si è già espresso il dottor Ricci.
Ad oggi, c'è una situazione per la quale i comuni devono gestire dei tributi, in particolare l'ICI ma anche la TARSU finché non sarà trasformata in tariffa, il cui riferimento fondamentale sono gli immobili. L'anagrafe tributaria è importante per la gestione non solo dei tributi ma anche dei servizi. È essenziale, infatti, avere i dati reddituali ai fini del cosiddetto redditometro ma anche in questo caso ci troviamo dinanzi ad una riforma che, purtroppo, non è mai stata completamente compiuta. Tale redditometro, se fosse uno strumento gestito in maniera unitaria, al limite dall'anagrafe tributaria, a differenza di oggi dove ognuno ha il suo, potrebbe essere utilizzato in maniera più semplice da tutti gli enti.
Oggi la disponibilità dei dati dell'anagrafe tributaria è solo parziale e non elaborabile per cui un comune di grandi dimensioni - ma lo stesso vale anche per uno di medie dimensioni - ha il problema che può ottenere le visualizzazioni solo una per volta.
Ciò significa che se, per esempio, bisogna controllare i dati reddituali di qualche migliaio di contribuenti per l'iscrizione ad asili nido, questi vanno controllati uno per uno in quanto la elaborazione su lotti di record - così si dice in termine tecnico - non è una funzione automatica gestibile via web.
Inoltre, questi dati sono solo parziali, in quanto sono mascherati. Francamente, non si capisce perché ciò accade ed anche eventuali motivi di privacy non sono sostenibili perché qualsiasi abuso o utilizzo anomalo del dato può essere controllato e pulito. In particolare, chiunque si collega all'anagrafe tributaria viene registrato così come i dati utilizzati, quindi, qualunque anomalia può essere individuata.
Per quanto riguarda i dati del catasto, il collegamento è a pagamento (mi sembra che il canone sia di circa un milione e mezzo di vecchie lire). Ora, se per un grande comune il problema di tale pagamento, visto che si tratta di costi di sola elaborazione, può essere banale, sicuramente, per un comune piccolo, poiché il canone rimane uguale, il problema sussiste. Tra l'altro, non si capisce che cosa se ne farebbe un comune piccolo di un collegamento 24 ore su 24, per 365 giorni l'anno quando, invece, potrebbe bastare un collegamento via web occasionale.
Tuttavia, è rimasta la logica del collegamento diretto anche se oggi si lavora tramite web. L'operazione di scarico è comunque a pagamento per cui i comuni sono costretti a pagare dei dati che sono loro. Questa è una grande contraddizione.
Tra l'altro - spero che sia un fatto occasionale capitato al sottoscritto - ho dovuto aspettare un anno per avere i dati giusti perché non erano mai acquisibili in maniera corretta.

PRESIDENTE. In che anno accadeva questo?

ENNIO DINA, Direttore della direzione tributi del comune di Genova e consulente ANCITEL. Questo è accaduto l'anno scorso. Io avevo i dati aggiornati fino al luglio 2003 e sono riuscito ad ottenere quelli dell'anno successivo (luglio 2003-luglio 2004) solo recentemente; quindi, le difficoltà e i tempi costringono i comuni a chiedere ogni anno proroghe di termini per l'attività di accertamento e liquidazione, creando un problema di razionalizzazione e semplificazione che forse andrebbe affrontato con una revisione parziale della normativa.
Sulla conservatoria, invece, calerei quasi un velo pietoso; infatti, il collegamento, anche in questo caso, è a pagamento e i tempi per riuscire ad averlo sono lunghissimi, sebbene la proprietà immobiliare sia certificata solo dalla conservatoria perché i dati catastali, se non sono recenti, non fanno testo. A tal proposito il comune di Genova ha dovuto aspettare due anni per ottenerlo; non so quanto debbano aspettare gli altri comuni (i piccoli comuni a cui basterebbero delle risposte per lettera devono aspettare più di due mesi per riuscire ad avere la risposta).
D'altra parte la consultazione della conservatoria è talmente laboriosa, anche dal punto di vista informatico con il collegamento diretto, che è quasi impossibile lavorarci; quindi, esiste un'esigenza di disponibilità dei dati in tempi brevi e, soprattutto, che siano dati elaborabili da parte dei comuni che posseggono già i sistemi per farlo, mentre per i piccoli comuni si vedrà in seguito chi potrà elaborarli o fornire servizi pre-elaborati.
Per quanto riguarda i codici fiscali, che rappresentano il nodo dell'anagrafe tributaria, mi permetto di segnalare un problema normativo che coinvolge l'ordinamento anagrafico e demografico. Il problema colossale è determinato da chi ha il doppio nome; infatti, se un qualsiasi cittadino che possiede il doppio nome va a cancellare il suo secondo nome, ottiene automaticamente un nuovo codice fiscale, producendo un problema che determina una continua procedura di aggiornamento. Questo è un problema estremamente complesso e confesso che, io stesso, faccio fatica a comprenderne tutte le conseguenze; però, la ricaduta è stata che migliaia di codici fiscali che avevamo acquisito, nel frattempo, erano stati cambiati. È vero, come dice il Ministero dell'economia e delle finanze che il codice fiscale italiano ha il grosso vantaggio di essere l'unico codice ricostruibile in maniera automatica in base al cognome, nome, data e luogo di nascita, però bisognerebbe trovare un modo di correlazione tra le norme che blocchi questo fenomeno; infatti, coloro che sono nati in Istria o in comuni che sono stati soppressi o unificati (il comune di Genova fino al 1929 era composto da 12 comuni) hanno cambiato codice fiscale; queste cose, però, sono tutte controllabili e gestibili, mentre il problema riguarda gli effetti della modifica dei nomi che crea situazioni critiche. Bisogna tener presente che il codice fiscale è lo strumento fondamentale della riscossione a ruolo, per cui perdiamo regolarmente centinaia di migliaia di euro perché non riusciamo ad iscrivere a ruolo le persone, non riuscendo a fornire il dato congruo tra anagrafe tributaria e comune; inoltre, l'anagrafe tributaria aggiorna sulla base delle dichiarazioni dei redditi che non sono spesso correlate al dato anagrafico (c'è gente che si dichiara residente in un altro comune e l'anagrafe tributaria considera questo dato veritiero).
Questo è un problema abbastanza complesso e credo che debba essere approfondito nelle sedi opportune per cercare di risolverlo.

GILBERTO RICCI, Vicepresidente ANCITEL. Volevo aggiungere alcune considerazioni che integrano la mia esposizione precedente. Per quanto riguarda i piccoli comuni esistono delle ipotesi che riguardano la possibilità di costruire dei centri di servizio territoriali per fornire servizi consortili ai comuni che da soli non sono in grado di gestire questi dati. Questo è un fatto molto importante e che speriamo si realizzi presto in modo di non essere più costretti ad operare su 8.100 comuni, ma su un centinaio di centri consortili che permetterebbero una gestione migliore; infatti, i dati delle amministrazioni centrali per essere veicolati verso un piccolissimo comune devono superare una serie di difficoltà. Affermo ciò perché, rifacendomi ad un'analisi che feci fare per conto del gruppo Finsiel, ho potuto constatare che esistono circa 80 società che vendono software ai comuni italiani; queste, però, non sono tutte società in grado di gestire archivi complessi, creare sistemi di sicurezza evoluti e di incrociare archivi con potenzialità e tecnologie diversificate, per cui è chiaro che non sono in condizione di produrre e fornire sistemi adeguati. Io so che in Sogei c'è una professionalità adatta per fare queste cose, ma nel contempo anche in ANCITEL si sta costruendo un sistema di questo genere. Un incontro sulle tecnologie è abbastanza semplice, mentre il problema più difficile da risolvere riguarda l'organizzazione di sistema che va ricostruito e ridisegnato per definire meglio le competenze. Quello che ha affermato il dottor Dina è incredibile sul piano dei costi; gli archivi dell'anagrafe tributaria, quelli dei Ministeri delle politiche agricole e dell'ambiente sono patrimonio dello Stato e dovrebbero essere messi a disposizione gratuitamente; difatti, non ha alcun senso che un comune debba pagare per avere informazioni dall'anagrafe tributaria o dal catasto.

GERARDO LABELLARTE. Interverrò molto brevemente approfittando anche della presenza di persone molto esperte che hanno trattato la vicenda da varie angolazioni.
Mi sembra che il dottor Ricci abbia correttamente posto un problema, avendo poi nel corso del suo ultimo intervento ulteriormente chiarito alcuni aspetti, cioè il rapporto tra gli enti pubblici (il comune, lo Stato e via dicendo), che vantano il possesso dei dati e la responsabilità della loro gestione e i cosiddetti strumenti operativi, nella fattispecie tutte quelle società che, a partire dal massimo livello statale della Sogei fino ai vari livelli individuati nella miriade di strutture tecniche, dovrebbero fornire il supporto operativo agli enti pubblici decisori (allo Stato, all'Agenzia delle entrate, ai comuni e via dicendo).
In realtà, il dottor Ricci sa bene, per esperienza diretta, essendoci anche confrontati su questo in passato, che, spesso e volentieri, questi strumenti operativi «prendono la mano». Il dottor Ricci, che ha in qualche modo costruito la realtà operativa di Sogei, sa bene che, all'interno del Ministero delle finanze, spesso e volentieri, la Sogei anziché essere uno strumento operativo di un ministero decisore, finiva per influenzare (per una serie di motivazioni, forse anche comprensibili, di carattere tecnico, di struttura, di peso, di capacità di organizzazione) anche le decisioni del medesimo.
Naturalmente, il dottor Ricci sa bene che questo rapporto, che ha funzionato anche in maniera positiva all'interno di quel ministero, è entrato in crisi nel momento in cui è cambiata la natura della società e, quindi, della sua influenza sul dicastero stesso, dando luogo ad una crisi.
Questo rapporto descritto, riportato sul territorio, a mio parere, diventa man mano sempre più complicato con risultati che sono sotto gli occhi di tutti: disallineamenti e difficoltà, di cui voi stessi ci avete parlato e che misuriamo tutti i giorni (come quelli clamorosi tra l'ultimo censimento e i dati di cui i comuni sono in possesso). Alla luce di questa situazione, vorrei chiedervi qual è la vostra opinione, anche con riferimento alla complessa dinamica relativa alla vicenda Sogei e SogeiIT, che seppure spiegataci, francamente, continuo a non avere ben chiara (perdonate il mio limite).
In tutta questa situazione, quale sarebbe secondo voi la filosofia complessiva che il sistema dovrebbe darsi? Voi siete qui come rappresentanti e consulenti dell'ANCITEL e, da questo punto di vista, non mi sfugge l'importanza del ruolo di coordinamento che ANCITEL potrebbe svolgere in quanto strumento pubblico operativo rispetto ad una struttura, come l'ANCI, che invece ha una sua veste istituzionale. Tuttavia, devo ammettere che questo ruolo che riconosco, va in qualche modo conciliato con quello che si deve dare a SogeiIT e, più in generale, con la logica di sistema complessivo cui il dottor Ricci ha fatto riferimento.
In quest'indagine conoscitiva, è nostro interesse capire in quale direzione vogliamo indirizzare tutto il sistema per raggiungere gli obiettivi ai quali avete fatto riferimento. Al di là del fatto che il dottor Ricci, giustamente, rimproverava di avere più volte manifestato al ministro Stanca, senza avere ricevuto risposta, le esigenze prospettate, vi domando se non sia possibile capire, dal vostro punto di vista privilegiato, di conoscitori dall'interno dei vari soggetti che operano, in quale direzione debba essere avviato tutto il sistema.

ALDO CENNAMO. Ringrazio i nostri ospiti per i loro interventi. Come è già stato ricordato, conserviamo la memoria del ruolo che il dottor Ricci ha svolto per la creazione del fisco telematico nel nostro paese, così ponendo, grazie a tale realizzazione, l'Italia all'avanguardia tra i paesi, soprattutto quelli europei.
Tuttavia, la preoccupazione che affiora - e riaffiora - spesso nel corso delle audizioni che teniamo è la seguente: siamo partiti avendo nelle mani un grande patrimonio di conoscenza, ci accorgiamo che tale patrimonio, per rimanere tale ha bisogno di svilupparsi e di trovare soluzioni innovative, mentre invece, più spesso, ci troviamo di fronte ad una regressione, soprattutto nel rapporto tra l'anagrafe tributaria e il sistema delle autonomie.
Questo aspetto è stato già rilevato nella relazione presentata dall'ANCI nella seduta del 26 gennaio 2005 ed oggi ribadito ma dobbiamo continuare ad insistere affinché il grande patrimonio di conoscenza che abbiamo sia messo a disposizione, senza altri indugi, del mondo delle autonomie a costo zero. È possibile farlo. Questo sarebbe un risultato straordinario, non solo per il sistema delle autonomie, ma anche per lo Stato perché il livello di conoscenza che può essere fornita ai comuni mettendo loro a disposizione queste banche dati è straordinario e potrebbe consentire ad essi di svolgere al meglio le proprie funzioni.
Non possiamo, in questa sede, ascoltare senza rabbrividire che per un collegamento sono occorsi due anni! È una cosa veramente da non credere.
Abbiamo la gestione di imposte importanti e con l'avanzare del processo di attuazione del Titolo V della Costituzione ci troveremo, sempre più, di fronte ad una riduzione dei trasferimenti statali con l'esigenza di maggiori entrate da parte dei comuni. Ecco perché a queste domande dobbiamo dare risposte, garantendo delle soluzioni.
Siamo in una fase di riassetto societario della SogeiIT. In questa sede è stato ribadito, da parte del presidente e dell'amministratore delegato, che la missione di SogeiIT consiste nel mettere a disposizione dei comuni questo patrimonio. Poiché l'audizione si svolse proprio all'indomani del riassetto societario, ci siamo impegnati a prevedere una nuova audizione per capire se il piano industriale riuscirà ad interpretare concretamente gli obiettivi posti. Quindi, aspettiamo di ricevere queste informazioni. Certamente, però, i dati e le informazioni oggi fornite, ci possono aiutare grandemente in questo campo di ricerca perché l'interesse che abbiamo è comune a tutti, consiste nel valorizzare il patrimonio di cui disponiamo e, soprattutto, nel mettere questo patrimonio a disposizione di chi ne ha bisogno.
Se, dunque, c'è un ritardo nel trasferimento delle funzioni del catasto ed un nuovo rinvio, non si capisce perché le banche dati del Ministero delle politiche agricole e simili non possano essere immediatamente poste al servizio del sistema delle autonomie.
Penso che anche la lettera che ci è pervenuta dal presidente Ghigo, da parte della Conferenza Stato-regioni, si presti ad una riflessione comune. Ritengo che, in aggiunta a quanto già deciso, cioè, di ascoltare nuovamente i dirigenti di Sogei e SogeiIT, sarebbe opportuno, prima della conclusione della nostra indagine, che queste nostre preoccupazioni e domande potessimo porle direttamente al Governo per capire se c'è un indirizzo politico da ribadire affinché queste linee programmatiche così importanti, rivolte essenzialmente al mondo delle autonomie, possano trovare una rapida accelerazione.
In questo modo noi valorizzeremo il patrimonio che abbiamo e creeremo le condizioni per un ulteriore sviluppo di questa straordinaria risorsa, guardando all'interesse generale del paese e, soprattutto, evitando che ci sia una moltiplicazione di hardware e di software che non è assolutamente necessario moltiplicare, mentre sarebbe molto utile razionalizzare l'intervento per avere, anche su questo, spese contenute e servizi efficienti.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola al dottor Ricci per ascoltare le risposte che vorrà fornirci, anch'io volevo porre alcune questioni. Il rapporto tra l'anagrafe tributaria e il mondo delle autonomie è molto importante; però, a me sembra che le interrogazioni che vengono effettuate a livello di anagrafe tributaria siano gratuite per gli enti locali, quindi non dovremmo lasciare agli atti...

GILBERTO RICCI, Vicepresidente ANCITEL. Mi riferisco al catasto...

PRESIDENTE. No, il catasto è una cosa e l'anagrafe tributaria è un'altra. Il catasto è un discorso che non possiamo affrontare in questa sede perché non è oggetto della nostra indagine; quindi, noi possiamo prendere per buone le osservazioni che ci vengono fatte in relazione alla messa a disposizione dei dati e delle banche dati del Ministero dell'agricoltura e dell'ambiente, ma non abbiamo la possibilità di intervenire, se non con un discorso molto soft nel quale fare presente che gli enti locali potrebbero gradire di avere a disposizione queste banche dati che, evidentemente, se sono banche dati dovrebbero essersi formate negli anni; quindi, sarebbe anche interessante capire perché, anche in precedenza, non sono state messe a disposizione e invece oggi se ne reclama la disponibilità.
Io, ad esempio, avendo avuto, come l'onorevole Cennamo, una qualche responsabilità come amministratore comunale debbo dire che gli enti locali sull'informatica si sono mossi tutti un po' «a macchia di leopardo»; al contrario, quando si pretende di dialogare con i sistemi centrali bisognerebbe attrezzarsi per poterlo fare. Mi pare che...

GERARDO LABELLARTE. Signor presidente, anche avendo fatto l'assessore al demanio e patrimonio del comune di Roma non potrei parlare delle conoscenze informatiche del patrimonio del comune di Roma.

ALDO CENNAMO. Già nel 1975-1976 abbiamo avviato l'automazione dei servizi comunali, quindi...

PRESIDENTE. Io penso che amministrare un ente locale sia un'utile base di conoscenza per chi fa politica; infatti, quando sento parlare di fiscalità locale in Parlamento preferisco far finta di non sentire perché, a volte, una laurea non giustifica la conoscenza di un sistema fiscale di un ente locale.
È indubbio, però, che oggi il livello pregevole di ricerca e di disponibilità nel flusso dei dati impone un discorso di fondo: senza una messa a rete, avendo 8 mila e più comuni che sono tutti soggetti gestori di tributi, in particolar modo per i piccoli comuni si crea una difficoltà oggettiva nel gestire questi dati. Ad esempio il rinvio dell'applicazione della tariffa sullo smaltimento dei rifiuti, che oggi potrebbe trovare una sua giustificazione logica nel fatto che la legge delega sull'ambiente dà una possibilità di modificare leggermente la legge Ronchi e, quindi, i parametri attraverso i quali la tariffa stessa si calcola, di fatto viene alimentato dal principio che mentre la tariffa deve andare a copertura del servizio la tassa non implica la copertura dello stesso; quindi, l'ente locale può continuare a dire formalmente che lo smaltimento dei rifiuti costa 70 lire quando, invece, costa 100 lire e ciò determina una grossa anomalia. Io penso che nella grande partita della gestione futura dei tributi da parte degli enti locali si debba creare una platea di contribuenti più ampia possibile, anziché agire su quelli storici. Ad esempio se si verificano evasioni contributive dell'ICI pari al 10 per cento, per risolvere il problema ci sono due soluzioni: o si riesce a recuperare il 10 per cento di coloro che evadono, oppure la cosa più semplice è quella di aumentare l'ICI nei confronti di coloro che già la pagano.
Io penso che questo sia un sistema che debba necessariamente porre dei dati di responsabilità e, quindi, tanti più dati noi possiamo fornire agli enti locali per i controlli incrociati tanto più finiamo per fare un gioco positivo all'interno del sistema Italia; infatti, non ci potrà mai essere un sistema di federalismo fiscale serio se non ci sono prima le banche dati allineate.
Io non so se i commissari si ricordano, ma a me pare che uno dei temi affrontati dal dottor Dina sia stato già analizzato dalla Commissione quando gli enti locali lamentarono - se non sbaglio venne un rappresentante del comune di Torino in audizione - di dover fare una interrogazione per volta. Noi ponemmo questa domanda alla Sogei - andremo poi a verificare la risposta che ci venne fornita - ma mi sembra di ricordare una risposta un po' «strana»: «in realtà noi possiamo dare una risposta a pacchetti, non in modo immediato, ma, come per un pacchetto di fiammiferi, possiamo combinare un pacchetto di informazioni da cento e nell'arco di due o tre giorni fornirle agli enti locali». Se così fosse, avremmo non pacchetti da cento ogni tre giorni, ma pacchetti da cento nella trasmissione; quindi, in tre giorni verrebbero evase tutte le domande con un file che contiene cento risposte alle cento domande poste. Se così fosse, probabilmente, si potrebbe chiedere di velocizzare o di ridurre i tempi. Se invece il ragionamento è: le risposte noi non possiamo porle a pacchetti da cento o da mille, ma dobbiamo porle singolarmente, questo sarebbe un problema, non per la risposta ma nell'obbligo di una serie infinita di interrogazioni.
Questi sono i dati che noi appurammo, tra l'altro, in un'altra indagine; quindi, io farei una proposta, in collaborazione con gli uffici. Avendo, ormai, registrato, nel corso delle numerose audizioni svolte, significativi elementi, occorrerebbe preparare, al fine di poterla consultare, una scheda dei vari punti critici, di contestazione o non soddisfazione da parte degli auditi, rispetto alle modalità di funzione di Sogei. Ritengo che, prima ancora di una nuova audizione con i rappresentanti di tale società, in considerazione di tutte le informazioni ricevute, sarebbe opportuno comunicare loro le nostre richieste, sia quelle in senso generale, sia quelle di carattere specifico, in modo tale da disporre di un tempo tecnico per riascoltare poi le risposte fornite e ridefinire eventuali questioni lasciate in sospeso. Diversamente, temo che faremmo un ottimo lavoro di raccolta ma poi, al momento delle risposte, concentrando il dibattito in mezz'ora, il lavoro assumerebbe un carattere prettamente didattico e poco funzionale ai fini tecnici: mettiamo in rete anche le domande!

GILBERTO RICCI, Vicepresidente ANCITEL. Per chiarezza di registrazione, vorrei precisare che, quando ho parlato delle tariffe, mi riferivo al catasto (certamente, non all'anagrafe tributaria). Peraltro, come il collega Dina ha ricordato, gli interventi one to one non sono a pagamento.
Oggi, i CAF stessi, quando studiamo la firma digitale per l'invio delle dichiarazioni, inviano pacchetti di dichiarazioni che vanno poi a finire negli archivi dell'anagrafe tributaria, aggiornando così l'archivio delle dichiarazioni (a seguito di tale operazione si può quindi ricevere un dato di ritorno aggiornato). È chiaro però che il meccanismo è attualmente semplificato perché lo stesso funzionario dell'ufficio lavora con pratiche one to one (per quanto riguarda l'anagrafe tributaria in particolare, bastano chiavi di accesso molto semplificate e non serve neppure conoscere il codice fiscale del soggetto per ottenere una risposta su uno specifico individuo). Questo lavoro operativo viene svolto dagli uffici e va strutturato secondo uno scambio di informazioni, archivio per archivio, attraverso collegamenti telematici che tengano conto di una serie di idee di sicurezza e quant'altro al fine di interrogare archivi complessi nei quali sono custoditi dati molto sensibili.
Da tempo ci siamo posti il problema della sicurezza e, a tale scopo, ci siamo rivolti anche a degli hackers per chiedere delle valutazioni in proposito. Se infatti qualcuno dovesse entrare nel sistema e riuscire a manomettere dei dati, tutto il sistema crollerebbe. La sicurezza, quindi, è assolutamente garantita.
Si tratta di un progetto di sistema: io sono sempre stato un progettista di grandi sistemi (mi sono occupato del sistema del Ministero delle politiche agricole, di quello dell'anagrafe tributaria, di quello della regione Friuli-Venezia Giulia). Attualmente, però, con la vendita di Finsiel, alcune società, in joint venture, con regioni, diventano pubbliche anch'esse (ci ritroviamo con l'Insiel di proprietà del Friuli-Venezia Giulia, Web e Red di proprietà dell'Umbria, Datasiel, già oggi, di proprietà della regione Liguria, ANCITEL, che è un'azienda pubblica in quanto proprietà dei comuni italiani e Sogei che è di proprietà, al cento per cento, del Ministero dell'economia.
Pertanto, fare dialogare almeno le aziende pubbliche, mi sembrerebbe un progetto di sistema da individuare e porre come tema. Il problema è più di carattere politico che tecnico perché la possibilità di interconnettere i sistemi esiste, anche attraverso procedure semplificate (in Friuli-Venezia Giulia il sistema fu creato più di trent'anni fa ma oggi è una realtà con cui, praticamente, si gestisce tutta la regione). Queste ed altre realtà, ovviamente, svolgono dei servizi per gli enti locali del territorio in cui sono inserite, però, anche ad esse mancano informazioni di accesso all'anagrafe tributaria. Francamente, non si capisce perché ciò accade e, comunque, non si può entrare nell'archivio dell'anagrafe tributaria e prendere dei dati così come sono. Questi vanno infatti preformattati, riorganizzati, insomma, bisogna svolgere delle attività propedeutiche. L'ANCITEL nasce come una struttura a supporto dei comuni che funge da interfaccia ed è in grado di svolgere attività tecnologica. Attualmente, con l'intervento dell'ANCI viene dato ad ogni comune, anche ai più piccoli, un personal computer: tutti i comuni italiani ne hanno almeno uno e tutti sono collegati per interrogare le banche dati dell'ANCI ed usufruire di altri servizi, come indicato nel volumetto che abbiamo predisposto e che lascio in copia alla Commissione.

GERARDO LABELLARTE. Mi scusi, se il problema non è di carattere tecnico ma attiene al decisore politico, non riesco a capire perché quest'ultimo dovrebbe essere contrario ed ostacolare questo processo. Di più, laddove qualche decisore dovesse fare ciò, mi piacerebbe sapere chi è, a quale livello, in quale sede e per quale motivo.

GILBERTO RICCI, Vicepresidente ANCITEL. Prima c'era la Finsiel, Telecom e via dicendo, insomma, un ruolo di queste grandi aziende mirato allo sviluppo di mercato. Potevano esservi, dunque, delle difficoltà a volere rendere disponibili, gratuitamente, una serie di dati. Oggi, però, come ho già ricordato, ci sono cinque società pubbliche, compresa l'ANCITEL, che tale problema di sviluppo di mercato non dovrebbero porselo (semmai, dovrebbero porsi quello di uno sviluppo ed avanzamento dei servizi nel paese).
Per questo motivo, ritengo che il problema sia più politico che tecnico, perché oggi non ci sono neanche soci privati nel mezzo che avevano sicuramente altre strategie e altri problemi di sviluppo.
Per quanto riguarda la SogeiIT, il suo personale è altamente qualificato ed è certamente in grado di svolgere quelle funzioni di interfaccia di cui parlavo prima.
Il problema - parlo di Sogei, non di SogeiIT - è nato dalle ipotesi studiate dal precedente ministro Visco, su cui ha trovato l'accordo con la proprietà di Telecom, per individuare, in vista della scadenza della convenzione, una soluzione sull'assetto societario di Sogei per evitare che un sistema come quello dell'anagrafe tributaria, con tutte le problematiche connesse, potesse correre il rischio di ritrovarsi nelle mani di aziende straniere.

PRESIDENTE. Dovremmo essere per l'integrazione europea!

GILBERTO RICCI, Vicepresidente ANCITEL. È un problema che, al tempo, si posero in molti, basti pensare alla legge Guarino di proroga delle concessioni pubbliche e, ad esempio, alla Francia, dove sono state prorogate le concessioni pubbliche per vent'anni e così via.
Insomma, venne studiato un meccanismo che, per Sogei, prevedeva una partecipazione del Ministero dell'economia al 51 per cento e del gruppo Telecom al 49 per cento. Il ministro Tremonti nelle diverse ipotesi formulate ha individuato una soluzione che manteneva il socio Telecom in SogeiIT, acquisendo il cento per cento della Sogei e creando, con il mantenimento di una percentuale al socio privato - Telecom Finsiel - SogeiIT.
Ciò che era previsto per l'assetto societario della Sogei tout court, a seguito della trasformazione, è diventato l'assetto della SogeiIT. In un primo periodo, l'attività è stata garantita principalmente attraverso contratti che non erano direttamente interconnessi con l'anagrafe tributaria (vedi ETI). Con la vendita di ETI alla BAT, è chiaro che anche la missione di SogeiIT andava ridisegnata. È chiaro che, alla fine, anche nella sua missione di interfaccia, verso gli enti locali la SogeiIT può arrivare fino ad un certo punto, da cui parte poi l'azione di interfaccia e di supporto di ANCITEL verso i comuni.
Questo ruolo passa attraverso accordi di programma tra il Ministero dell'economia, l'Agenzia delle entrate, l'Agenzia del territorio e il sistema dei comuni; quindi, in qualche modo, attraverso una legge, un accordo o una normativa, un passaggio ulteriore bisogna farlo perché questo meccanismo di trasferimento delle informazioni non avviene autonomamente.

ENNIO DINA, Direttore della direzione tributi del comune di Genova e consulente ANCITEL. Intervengo brevissimamente per dare atto che l'anagrafe tributaria è gratuita.
Per quanto riguarda, invece, la fornitura a pacchetti, ci tengo a sottolineare che non sono mai riuscito ad attivarla; penso che il problema sia dovuto al fatto che non c'è un interlocutore strutturato che dica quali sono i servizi disponibili e come si attivano.

PRESIDENTE. Anche per noi è importante capire la questione. Un conto, infatti, è che un servizio esiste, ma è impossibile accedervi perché c'è un problema di informazione; un altro conto è, invece, che, pur esistendo in linea teorica, poi di fatto non si riesce a «spacchettarlo» in modo tale che questo prodotto, fornito a pacchetti di cento, possa essere utilizzato in tre giorni. La volta scorsa c'era stata data questa risposta; quindi, se tutto ciò ci viene riconfermato è giusto che i responsabili sappiano che i fruitori non sanno esattamente come funziona. Ritengo, quindi, che sia necessario attivare un servizio di informazione che dia la possibilità di recuperare i dati.
La storia dell'anagrafe tributaria a pagamento era un'osservazione fatta anche in un'altra audizione.

ENNIO DINA, Direttore della direzione tributi del comune di Genova e consulente ANCITEL. Vorrei fare qualche considerazione perché mi occupo, oltre che di tributi, anche di informatica. Quando è nata l'ICI, che è il tributo che ha sancito l'autonomia dei comuni, anche i comuni hanno commesso molti errori e hanno le loro colpe....

PRESIDENTE. Abbiamo 8 mila tipi diversi di esenzioni; quindi, è impossibile metterli in una banca dati.

ENNIO DINA, Direttore della direzione tributi del comune di Genova e consulente ANCITEL. Proprio per questo avevo proposto di creare una serie di servizi di base, sui dati e i collegamenti.
Oggi esistono oltre 80 aziende che ovviamente in libero mercato cercano di vendere i propri servizi, avendo trovato lo spazio lasciato libero dalla pubblica amministrazione; quindi, ritengo che sia difficile recuperare quello spazio. È chiaro che è venuto il momento di realizzare un risparmio di sistema perché oggi ci sono 8 mila comuni che attivano molte aziende che, a loro volta, rivendono delle cose come se fossero state appena scoperte, mentre in realtà non sono altro che clonazioni. Certamente un'azienda privata deve fare il proprio business, ma credo che sia dovere del pubblico cercare di razionalizzare l'utilizzo dei dati pubblici e fare in modo che almeno alcuni servizi di base siano standardizzati e resi disponibili gratuitamente.
Ognuno di noi sa, ad esempio, che dal novembre 2003 tutti i notai italiani stipulano gli atti e li comunicano per via telematica all'Agenzia delle entrate e a quella del territorio per la registrazione, la variazione catastale e la trascrizione in conservatoria. Questi dati possono essere girati agli 8 mila comuni con un intervento informatico del costo di qualche centinaia di migliaia di euro di investimento e, forse, di qualche decina di migliaia di euro l'anno di costi di gestione.
La relativa proposta di legge è stata bocciata perché non aveva la copertura finanziaria; per una spesa di qualche centinaio di migliaia di euro non si è approvata una semplificazione che avrebbe liberato tutti i contribuenti italiani dal fare la dichiarazione ICI e avrebbe tolto ai comuni l'onere di caricare tutte le dichiarazioni ICI ottenendo un forte risparmio. Ad esempio il comune di Genova spende 35 mila euro all'anno per caricare le comunicazioni ICI; se consideriamo che «spannometricamente» questo comune vale un centesimo d'Italia, avremmo un costo annuo di tre milioni e mezzo di euro che è stato barattato per 200-300 mila euro una tantum. Credo che su questo ci voglia veramente un minimo sforzo congiunto di tutto il pubblico senza andare a guardare chi è che lo deve fare.
Signor presidente - mi consenta un'ultima battuta - nelle audizioni degli amministratori di Sogei, è emerso che SogeiIT è stata creata per entrare sul mercato, in un mercato già saturo; forse, quindi, è nata male per cui andrebbe rivista la sua missione e occorrerebbe pensare che il costo di SogeiIT può essere messo nel costo complessivo di tutto il sistema pubblico italiano perché, in fondo, i soldi dei comuni sono sempre soldi pubblici erogati dai cittadini tramite il sistema tributario.

GILBERTO RICCI, Vicepresidente ANCITEL. Ritengo che il problema che si pone sia quello di definire i servizi di base; infatti, adesso c'è un mondo di aziende locali che in qualche modo interagisce con il mondo delle autonomie locali per cui si potrebbe cercare di definire il ruolo di ciascuno: i servizi di base costruiti dal pubblico (con ANCITEL, Sogei, eccetera) e quelli più evoluti da destinare al mercato (assistenza agli anziani, gestione degli asili nido e via dicendo).
Inoltre, il discorso del consorzio dei piccoli comuni potrebbe migliorare molto la situazione; infatti, oggi si devono tenere i rapporti con 8 mila comuni, mentre con la formazione dei consorzi ci si rapporterebbe al massimo con cento centri consortili facendo in modo che la situazione sia più facilmente gestibile.

ENNIO DINA, Direttore della direzione tributi del comune di Genova e consulente ANCITEL. Penso che bisogna tener conto che oggi ci sono progetti di e-governament finanziati dallo Stato che si stanno dirigendo verso il fisco telematico anche per gli enti locali; ad esempio, il comune di Genova sta facendo un progetto per i tributi on line con il principio del riuso gratuito per tutti i comuni italiani.

PRESIDENTE. Dobbiamo essere molto sereni su questo punto. L'unione dei comuni non decolla, nonostante sia prevista dalla legge n. 267 del 2000 e successive modificazioni perché i piccoli comuni, al nord, al centro e al sud, temono che venga meno il campanile, lo stendardo e la bandiera; finché, quelle saranno le tre precondizioni per le quali ognuno si sente importante, sarà molto difficile riuscire ad associarli in un progetto di consorzi. Paradossalmente ci riescono di più le comunità montane per l'esercizio di funzioni comunali su alcuni settori, piuttosto che i singoli comuni in campo tributario perché poi ognuno pare geloso del proprio orticello.
Ringrazio i nostri ospiti per il loro contributo propositivo.
Dichiaro conclusa l'audizione.